Registrati!

hai dimenticato la password?

Inserisci il tuo indirizzo e-mail e premi invia.

ricerca avanzata

cerca in
Pubblicità
Home > Autori > Vino

La Court e Casa Chiarlo

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Un giorno speciale, oggi, per il calendario (giorno, mese e anno tutti uguali al numero 7, numero magico) e anche per noi, ospiti qui in Piemonte, tra Nizza, Canelli e Asti, di Michele Chiarlo e della sua bella famiglia, con i figli e i nipoti, uno più bello e simpatico dell'altro. L'occasione è l'apertura del Parco artistico nel vigneto di questa bella antica cascina, La Court, con opere di Luzzati e altri artisti dell'associazione O.R.M.E.


Sabato 7 Luglio 2007

L'incontro è previsto per il tardo pomeriggio a Castelnuovo Calcea, dove sta la cascina La Court. Con Virgilio e Gabriella arriviamo un po' in anticipo: il traffico in uscita da Genova al sabato pomeriggio è nullo, stanno andando tutti in riviera. E poi oggi la giornata è fresca e ventilata. Sembra un giorno luminoso di Maggio, di quelli che il cielo è talmente terso che ti viene da toccare con la mano la cima dei monti e gli alberi che svettano lontani.

All'arrivo sotto la cascina ci sono ancora un po' di preparativi. È già presente Laura Chiarlo, gentilissima e indaffarata che ci invita a tornare tra un'oretta perché è ancora troppo presto. Approfittiamo per fare una visita di assaggi alla vicinissima Cantina Sociale Barbera dei sei castelli, a trecento metri, che oggi è ancora aperta, dove con tutta calma assaggiamo diversi Barbera di annate dal 2003 al 2006 e anche un bianco e un grignolino. Vini puliti e ben fatti, tutti. Le differenze sono dovute all'esposizioni dei terreni e alle zone di provenienza delle uve. Buona qualità e prezzi bassi fanno una giusta pubblicità per la diffusione dei vini di questa cantina.


La visita a La Court

Alle sette (e dagli con il numero 7) torniamo a La Court. Il campo al livello della strada in cui è stata da poco tagliata l'erba fa da parcheggio ed è già quasi al limite della sua capacità. In alto l'aia brulica di gente, donne eleganti, uomini più sul casual, bambine e bambini bellissimi, con capelli a trecce bionde o a baschetto, ben vestiti, sorridenti ed educati.

Risaliamo i cento metri in ghiaia che separano il parcheggio dall'aia e partecipiamo al buffet all'aperto con stuzzichini saporiti a base di frutta, formaggio, salumi, frittatine, verdure. Da bere spumante brut metodo classico, ma anche Arnesi, Moscato o qualche rosso più leggero. Al microfono il padrone di casa, Michele Chiarlo dà il benvenuto agli ospiti e descrive il programma della serata: si comincia con una passeggiata in vigna verso l'altra cascina, Castello, poi la cena nelle cantine di Calamandrana e infine il ritorno a La Court per il gelato sotto le stelle. A piccoli gruppi si va verso la vigna e si risale ancora su una strada polverosa per l'assenza prolungata della pioggia.

Mentre si sale la collina ripida si dà uno sguardo alla vigna e alle singole viti. I grappoli stanno cominciando a gonfiarsi. Sulle viti capofila, una sì e una no, i cespugli di rose, ormai un elemento quasi del paesaggio viticolo nazionale, servono da termometro alle malattie della vite per intervenire tempestivamente con i trattamenti tradizionali. Sculture di legno e di ferro sono sparse qua e là lungo la salita. Sullo sfondo l'occhio si posa sull'abitato di Castelnuovo Calcea e sul suo castello. Le case sono adagiate sul crinale del colle e distese a formare un ideale fuso di colore bianco per le facciate delle case, rosso per i tetti e verde per la vegetazione dei boschi e dei vigneti che risalgono la collina fin sotto le case. A destra una vittoria alata si staglia nel cielo sormontando la cupola di una qualche tomba che si erge sopra le altre nel cimitero monumentale.
Dopo il susseguirsi dei passerotti di legno e dei gatti con le code di ferro arricciate si arriva in cima alla collina. Proprio sotto i cipressi che da lontano e nelle fotografie della tenuta sembrano tre ma qui da vicino sembrano i quattro moschettieri a guardia della proprietà, una delle bellissime sculture di Lele Luzzati, il poeta pittore bambino, che amo definire il Tonino Guerra di Liguria perché mi fa venire in mente le sculture e le pennellate di poesia contadina che ha lasciato in Romagna nella sua Santarcangelo, dove è nato, e nel Montefeltro, a Pennabilli, dove vive gran parte dei suoi giorni quando non è impegnato con sceneggiature o altri impegni di lavoro.

Mentre cammino con le scarpe e il fondo dei pantaloni imbiancati dalla polvere del sentiero mi rendo conto che oggi siamo quasi tutti giornalisti qui da Chiarlo e allora mi vengono in mente delle riflessioni sul ruolo del giornalista, che è un po' come un anticorpo sociale. La sua funzione deve essere quella di segnalare come stanno andando le cose. Se lo fa serenamente e onestamente mettendo in evidenza storture e incongruenze, allora l'organismo sociale rimane sano, produttivo ed efficiente. Se invece si fa condizionare e nasconde quanto dovrebbe portare alla luce, allora la società diventa un organismo in cui le cellule malate prendono il sopravvento e il cui destino è una decadenza progressiva fino a una crisi acuta, o alla fine.

Finalmente siamo sull'aia della terza cascina. Uno schermo bianco sul muro esterno della casa è pronto per le proiezioni in programma, con un centinaio di posti a sedere davanti, come nei cinema estivi all'aperto. Ci riposiamo dalla camminata polverosa e faticosa sedendo sulle panche del cinema all'aperto e immaginando una proiezione di avventure nel deserto mentre una musica araba dolce e sensuale riempie l'aria circostante. Il sole si sta avvicinando al punto più basso dell'orizzonte ed è il momento di tornare alle macchine o di salire su uno dei piccoli pulmini che ci accompagnano verso le cantine aziendali, a Calamandrana, per la cena tra le botti.

Noi riscendiamo la collina fino alla macchina e seguiamo Laura nei dieci chilometri che separano La Court dalla cantina. In un quarto d'ora siamo alle cantine dell'azienda vitivinicola Michele Chiarlo. Due lunghe tavolate in mezzo a file di barriques e a qualche botte grossa sono state preparate con candide tovaglie e i bicchieri giusti per l'assaggio dei migliori vini della cantina per accompagnare i cibi che saranno serviti.

Ogni dieci commensali tre rose rosse ingentiliscono la tavolate, con il lungo gambo infilato in bottiglie da vino. Un leggerissimo sentore vinoso aleggia nell'aria mentre prendiamo posto mischiandoci tra gli altri ospiti.
Nel corridoio che porta alle cantine sono esposte le migliori etichette di casa Chiarlo, con l'elenco dei premi ottenuti in vari concorsi nazionali e internazionali negli ultimi quindici anni. Molte etichette sono opera grafica del bravo Giancarlo Ferraris. Una delle ultime mi ricorda la leggerezza e la soavità di alcuni quadri di Marc Chagall, anche se lui prediligeva blu e verdi mentre Giancarlo, giustamente, va più sui marroni chiari e sui grigi leggeri e pastelli, che meglio ricordano il colore della terra.


La cena e i vini in abbinamento

La cena in cantina è stata curata dal ristorante San Marco in Canelli. Mariuccia Ferrero è lo chef e in sala coordina il servizio Pier Carlo Ferrero con i suoi camerieri e sommeliers.
Si comincia con un tonno di coniglio con leggera peperonata piemontese e salsa al peperone rosso, servito in una cornice di zucchino appena scottato, originale e saporito. Lo abbiniamo a un Gavi del Comune di Gavi, Rovereto DOCG 2006 di 12,5 gradi alcolici, dal lotto LD247 e codice AAA-09579129. un 100% di cortese che può invecchiare tranquillamente 3 - 4 anni. Al colore si vede un giallo paglierino brillante e luminoso. Al naso emergono sentori floreali e minerali di buona intensità e finezza. In bocca è fresco e armonico, fine ed elegante e di buona persistenza e lascia un piacevole retrogusto di fiori di campo.

Il primo è il topo della tipicità piemontese: agnolottini dal "plin", serviti nel tovagliolo (sì, proprio dentro un angolo del tovagliolo di stoffa, che li tiene al caldo) e accompagnati da una scodella con un delizioso ristretto di consommé. Inutile dire che erano eccellenti assaggiati senza nulla, erano eccellenti immersi nel consommé ristretto ed erano eccellenti affogati in un mezzo bicchiere del barbera in accompagnamento. È ovvio che li ho assaggiati in tutti e tre i modi e mi sono leccato i baffi. Il vino era il Barbera d'Asti superiore Nizza La Court DOC 2004, di 14 gradi e dal lotto LG176. Nasce da vigneti di 25 anni, quelli che abbiamo visitato nel pomeriggio alla cascina, viene selezionato per una produzione di 30 ettolitri per ettaro e subisce un affinamento per 12 mesi in barriques e tini di rovere e poi di ulteriori 12 mesi in bottiglia. Ha un colore rosso rubino vivo e ricco di riflessi. Al naso emergono con una buona intensità i sentori speziati, con note vegetali e balsamiche. Per ultimi si avvertono i frutti rossi che lo rendono armonico ed elegante nella sua lunga persistenza. In bocca mostra una buona acidità, franco e fine, confermando la persistenza mostrata al naso e una pienezza di struttura per un equilibrio finale di grande livello. Al retrogusto rimangono sentori di ciliegia, prugna rossa e una vena di tamarindo.

Il piatto forte è un carré di agnello in crosta di erbe aromatiche con verdure, buono ma lontano dall'eccellenza del piatto precedente. Il vino in accompagnamento è il Barolo Tortoniano DOCG 2001 di 13,5 gradi alcolici, dal lotto LN205 e codice CG-4503253. un 100% di Nebbiolo in parte Lampia e in parte Michet. Il colore è rosso rubino con sfumature aranciate. Al naso si avvertono sentori speziati e vegetali con una leggera sfumatura di cacao. In bocca mostra una buona freschezza, una gradevole armonia tra tannini e struttura e una buona persistenza. Un vino elegante e di buon corpo con un retrogusto di frutti rossi.
Per il dessert ci si deve spostare di nuovo alla vigna della fattoria La Court dove sarà servito il gelato "Giovine" di Canelli.
Una giornata piacevolissima conclusa in maniera originale ma piacevole, prima del viaggio di ritorno verso Genova sotto le stelle di questo fresco inizio d'estate.


Il programma delle giornate in vigna

Le giornate in vigna organizzate a La Court da Michele Chiarlo e dall'associazione O.R.M.E. consentono di esplorare il territorio di questa bella fattoria piemontese e per il 2007 propongono una serie di eventi all'insegna degli anni '40. Dopo la prima del 2003 questa è la quinta edizione. Gli anni '40 hanno visto le vittorie del grande Torino, i personaggi letterari di Beppe Fenoglio, la moda con il mitico Borsalino e il culto del tartufo d'Alba.

All'interno della Cascina Castello è stato inaugurato l' archivio multimediale permanente dedicato ai grandi piemontesi del passato o contemporanei. Ad essi si sono ispirati gli artisti dell'associazione O.R.M.E. con le opere già presenti nel parco: Dedo Roggero Fossati per Gabetto. Rolando Carbone per Borsalino, Fabio Albino Cavanna per Fenoglio; Giancarlo Ferraris ricorda Giacomo Morra e Pellizza da Volpedo, oltre alle etichette di Chiarlo e alla mostra personale aperta per tutta la stagione.

Altri artisti di strada e saltimbanchi animano le notti sotto le stelle girovagando attraverso le vigne illuminate dalle torce ripercorrendo la suggestione delle creazioni di Lele Luzzati dedicate all'acqua, all'aria, al fuoco e alla terra. Nell'aia di cascina Castello il cinema in vigna consente di rivivere le emozioni di allora attraverso proiezioni e musiche, allietate da degustazioni di vino e di piatti tipici del luogo.


Questo il programma completo delle manifestazioni:

LA MAGIA IN VIGNA.

Suggestioni e incantesimi tra i siti e tra i filari. I.SO Theatre di Toirano: giocolieri, mangiafuoco, cartomanti, illusionisti.
Coordinamento esecutivo delle serate: Pier Ottavio Daniele.
A disposizione del pubblico un bookshop dove acquistare libri e gadgets relativi al Parco e anche i grandi vini prodotti da questi stessi vigneti: le barbere di Michele Chiarlo "I Cipressi della Court" e "Le Orme".

MOSTRE nel Fienile della Court
Giacomo Morra: "il re del tartufo" a cura di P. Giovannini e A. Buccolo, per gentile concessione dell'ente Fiera Nazionale del Tartufo Bianco d'Alba.
Gabetto: cimeli e memorie del campione del grande Torino.

MOSTRE Spazio al Castello
Borsalino: 150 di storia della famiglia e della fabbrica, in collaborazione con il museo del Cappello Borsalino di Alessandria.


EVENTI

Cascina Castello. Inaugurazione dell'archivio permanente "Storie e Memorie del Piemonte" e delle installazioni dedicate ai piemontesi DOC, realizzate dagli artisti del Parco.
Cinema stotto le stelle: "Viaggio negli anno '40" realizzato da TEAM AUX a cura di Denise De Paola e Massimiliano Zaccone.
Jazz in vigna. Il jazz degli anni '40, live di Naudy Carbone & Frank Capodanno Duo.

ASSAGGI TRA I FILARI
Vini di Michele Chiarlo.
Robiola di Roccaverano dop: Arbiora di Giandomenico Negro - Bubbio.
Selezioni di salumi: Ca' di Salamé - Calamandrana.
Pane burro e acciughe: Planet Food - Calamandrana.
I gelati: Giovine & Giovine - Canelli.
Gli amaretti: Vicenzi - Mombaruzzo.
Da quest'anno il Parco rimarrà aperto e visitabile da maggio ad ottobre, solo su prenotazione, contattando l'indirizzo e-mail: orme@lacourt.it. All'interno sarà visitabile l'esposizione d'arte di Giancarlo Ferraris. Per tutta l'estate la mostra di Giancarlo Ferraris farà parte del percorso d'arte in vigna.

Letto 6003 voltePermalink[0] commenti

0 Commenti

Inserisci commento

Per inserire commenti è necessario essere registrati ed aver eseguito il login.

Se non sei ancora registrato, clicca qui.
PUBBLICITÀ

Luigi Bellucci

Luigi Bellucci


 e-mail

Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

Leggi tutto...

Archivio Risorse Interagisci

 feed rss area vino

PUBBLICITÀ

Ultimi Commenti