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Viaggi enogastronomici

Cembra - il Convegno, Maso Val Fraja e la cena da Pelz (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Il Convegno

Alle quattro ci spostiamo all’ingresso del paese nel palazzetto dello sport di curling sport in cui Cembra eccelle a livello nazionale (sono campioni italiani di Serie A seniores e di Serie B Juniores, inoltre sono anche campioni europei, dove hanno superato perfino i russi in finale).

Si celebra oggi la XXV rassegna di Müller Thùrgau, con un Rendering che racconta i risultati di interessanti studi condotti negli ultimi anni dagli studiosi della Fondazione Mach.

Introduce il convegno il giornalista di casa, Nereo Pederzolli.

Il primo intervento è quello di Antonio Patton.

Il Trentino da almeno una trentina di anni viaggia su una superficie vitata attorno ai 10.000 ettari, che ha subito una trasformazione significativa nei gusti e nella produzione. I rossi sono scesi in 30 anni dall’80% al 29%, mentre i bianchi sono saliti dal 20% al 71%, soprattutto grazie al fenomeno che ha visto sostituire la Schiava con il Müller Thùrgau , salito dai 120 ettari del 1980, quando rappresentava l’1% della produzione, agli attuali 900 circa, con un peso superiore al 9%.

I motivi del cambiamento sono da una parte economici perché la schiava non era più remunerativa, e dall’altra agronomici in quanto il Müller Thùrgau è un vitigno che cresce molto bene a quote alte, in particolare tra i 500 e gli 850 metri s.l.m.

La distribuzione dei vigneti va dai 480 ettari della Valle di Cembra e Colline Avisiane (oltre il 50% di tutta la produzione trentina), ai 125 ettari della Valle di Cavedine e Valle dei Laghi, ai 100 della Vallagarina, più i 15 di Cimone, ai 50 delle Colline di Trento, 45 della Valsugana per finire con i 30 ettari delle Valli Giudicarie.

Vedi anche Cembra – la Valle, il Müller Thùrgau e i vini eroici (Prima Parte)

Vedi anche Cembra – Cantina di Montagna e le grappe di Pilzer (Terza Parte)

Vedi anche Cembra – Palazzo Maffei, il Passatore e un salto da Pojer (Quarta Parte)


Il 70% delle vigne è coltivato a pergola e il restante 30% a spalliera.

Tutto il Müller Thùrgau trentino fa un volume di sei milioni e mezzo di bottiglie, di cui due e mezzo spumantizzate col metodo Charmat e gli altri quattro Trentino Doc base e superiore.

Il vero pregio del Müller Thùrgau è che ha consentito di recuperare all’agricoltura di qualità zone prima abbandonate e valorizzarle dal punto di vista vinicolo, economico, paesaggistico e turistico.

L’intervento successivo è di Maria Stella Grando, della Fondazione Edmund Mach e Istituto Agrario San Michele all’Adige, che presenta il cloni e il profumo del Müller Thùrgau.

Lo studio del vitigno e delle sue origini clonali parte dall’incrocio controllato tra Riesling renano e Sylvaner, questo almeno nelle intenzioni di Müller, che nel 1882 a Thùrgau, in Svizzera, aveva realizzato l’incrocio.

Negli ultimi anni sono stati approfonditi gli studi clonali, con altri strumenti ben più sofisticati e affidabili e si è arrivati alla conclusione che il Sylvaner andava sostituito dalla Madeleine Royale, che è un’ottima uva da tavola e che a sua volta deriva da Pinot e Schiava grezza. Invece il Riesling renano deriva da Heunisch / Gouais e da un Traminer incrociato con una vite selvatica (Vitis vinifera Sylvestris). Di tutti i vitigni ascendenti il solo che poteva conferirgli la componente aromatica così preponderante è proprio questa ultima bisnonna Sylvestris, perché nessuno degli altri ascendenti è particolarmente aromatico.

A seguire Giorgio Nicolini del centro FEM-IASMA, centro trasferimento tecnologico presenta la “Caratterizzazione e variabilità compositivo – tecnologica del Müller Thùrgau”.

Ancora nel 1990 il Müller Thùrgau  veniva pagato meno dello Chardonnay e se ne sapeva poco dal punto di vista scientifico.

Da queste considerazioni nasce il “Progetto Müller Thùrgau”, che si pone l’obiettivo di studiare a fondo questo vitigno, nei composti aromatici, nei composti azotati, nell’influenza dei fattori fissi e variabili, o gestibili, controllabili.

Gli studi hanno portato a capire che i Müller Thùrgau coltivati in quota, almeno sopra i 650 metri, sono più aromatici di quelli più bassi.

È stato individuato un parametro VPA (aroma varietale potenziale) che misura l’incidenza della quota sull’aromaticità del Müller Thùrgau e stabilisce una relazione anche con l’indice eliometrico di Hughlin e anche con i tipi di cloni.

La maturazione, la data della raccolta influiscono sulla presenza di note speziate, più marcate se si raccoglie dopo. La macerazione, il ceppo di lievito sono altri elementi studiati per valutarne la parte fruttata e la piacevolezza alla beva.

Ancora una relazione scientifica presentata da Roberto Zorer, del Dipartimento Biodiversità ed Ecologia Molecolare, del FEM, Centro Ricerca e Innovazione: “Un territorio baciato(in parte) dal sole: il termometro del territorio viene dal satellite”.

La val di Cembra si estende in maniera longitudinale come un grosso fuso che va da Nord Est a Sud Ovest. Lo studio ha l’obiettivo di capire quanto le ore di luce influiscono sulla temperatura. Per questo di è usato un satellite geostazionario abbinato con le carte dei suoli e con la rete delle stazioni agro meteorologiche.

Per finire Fabio Zottele dell’Istituto Agrario San Michele all’Adige, parla della viticoltura eroica di questi cembrani, nel suo intervento dal titolo “Duri come i muri: le difficoltà della viticoltura di montagna potrebbero rivelarsi delle opportunità?”.

Fabio presenta una successione di immagini fotografiche che partono dal Douro portoghese, passano in Valtellina, transitano nella Val di Cembra e finiscono nella zona pirenaica di Banyuls e Collioure con le rispettive AOC (le nostre DOC). I criteri per definire una viticoltura di montagna sono stati definiti dal Cervim come quelle coltivazioni che si sviluppano sopra i 500 metri di quota (ecco perché non ci sono le Cinque Terre di Liguria) e con una pendenza oltre il 30%.

Un breve dibattito finale, l’intervento dell’assessore al Turismo della  Provincia autonoma di Trento e infine la premiazione del Nono concorso internazionale dei vini Müller Thùrgau concludono questo Convegno scientifico sulla XXV Rassegna del Müller Thùrgau.

Maso Val Fraja

Alle sette siamo di nuovo al Maso in cui alloggeremo la notte per un aperitivo con Trentino Doc Müller Thùrgau 2011, di 12 gradi, accompagnato da crostini di pane di segale con lardo di colonnata e foglie di salvia fritte, portate in tavola ancora bollenti da Tiziana, che aiuta Rosa in cucina. Per una variazione sul tema assaggio anche il vino di sambuco, che ricorda un moscato privo di acidità e con una leggerissima nota avvinata.

Siamo immersi in una valle circondata a 360 gradi da pergole di Müller Thùrgau e schiava e boschetti nelle zone più impervie.

Un quadretto appoggiato al tavolo di ingresso recita il benvenuto della famiglia Nardon, che gestisce il Maso:

Benvenuti all’Agritur Maso Val Fraja

Dove il gusto dell’essenziale,

il sapore delle cose semplici,

la ricchezza del dialogo

e la tenerezza dell’amicizia

sono il nostro piatto forte.

L’ambiente è bucolico. Senti cardellini cinguettare in lontananza, il frusciare delle foglie della vite americana del pergolato mosse dal vento leggero e la gattina Pucci che ti fa le fusa strofinandosi ruffiana alla tua gamba con la sua pelliccia grigio chiaro, color principe di Galles.

La signora Rosa ci racconta che tutte le vigne che circondano il Maso sono di loro proprietà ed è quasi tutto Müller Thùrgau. Per irrorare le viti è stato studiato un sistema di tubature superficiali che collegano una fitta rete di distribuzione delle sostanze che devono essere sparse sulle viti per proteggerle dalle malattie e quando il livello di umidità e temperatura è quello giusto arriva un camioncino che immette nella rete la quantità necessaria di antiparassitari e inizia la pioggia benefica su tutto il territorio del comune. La raccolta è sempre completamente manuale e le uve vengono in parte vinificate in proprio e in parte conferite ai grandi produttori della zona.

Il marito della Signora, Tullio, è anche fabbro e ha realizzato le strutture metalliche della nuova cantina di Cembra, che visiteremo domani.

Alle 20 torniamo in paese per la visita della cantina Pelz.

Cantina Pelz e cena

Dal 2003 la cantina ha una nuova gestione,dopo che i tre fratelli Pelz, Dario, Franco e Michele, che ci accoglie e ci guida nella visita, hanno assunto il controllo del 100% della cantina. Uve sane e vini di qualità è il loro obiettivo. Dal piazzale che sta sopra la nuova cantina si vede tutta la parte sud della valle, fino in lontananza alla grande cava di porfido che sembra una grossa carie scura sul lato nord della montagna che sta di fronte. Attorno a noi, a 360 gradi, una serie ininterrotta di vigneti a pergola tutti estremamente ordinati e chilometri e chilometri di muretti a secco. Si dice che in tutta la valle ne siano stati contati 700 chilometri. Attorno alla cantina si vedono quasi tutti gli 8 ettari di proprietà e qualcosa anche degli altri 16 ettari lavorati da loro.

La produzione di Pelz avviene su 11 linee di prodotto per un totale di 10.000 bottiglie, che coprono i principali vitigni: Müller Thùrgau, Riesling, Kerner, Schiava, Pinot nero, Chardonnay, ecc.

Rientriamo in cantina e Michele ci propone un assaggio di alcune particolarità.

Iniziamo dal Kerner, Vigneti delle Dolomiti IGT 2010, cui segue in Riesling 2009, entrambi puliti, di buona struttura, interessanti. Di recente Paolo Inama è diventato il loro enologo.

Ma la cena sta per iniziare, alla lunga tavolata davanti alle cisterne di acciaio. Saremo una sessantina tra produttori, autorità, giornalisti e ospiti.

Col piatto di antipasti misti di salumi e formaggi iniziamo gli assaggi dei Trentino DOC Müller Thùrgau 2011 che sono stati premiati o menzionati nell’ambito del Concorso internazionale.

Andiamo a caso tra le bottiglie sparse sui tavoli, c’è Villa Corniole, poi Zanotelli, a seguire il loro, Pelz, poi ancora Cantina Valle di Cembra e ancora Alfio Nicolodi. Si notano le differenze tra l’uno e l’altro ma nel complesso la qualità media è tra il buono e l’eccellente, con una piacevolezza generale ad accompagnare i cibi.

Prima che arrivi in tavola c’è Mario Fregoni che illustra il lardo di Colonnata che ha portato lui stesso e che ci viene servito poco dopo su una fetta di pane

Squisiti i successivi canederli conditi al burro, dove si sentono la freschezza del formaggio e la morbidezza dell’impasto.

A seguire l’arrosto arrotolato di manzo e pollo e funghi, con patate al forno. A parte dei vassoietti di insalate miste con pomodori, peperoni a listarelle, carote julienne e foglie di lattuga già condite in cucina.

Per finire lo strudel e la torta di mele abbinati allo strepitoso Dieci Vendemmie di Pelz, un passito sui generis ottenuto dall’unione di dieci vendemmie successive  di Riesling, un Vigneti delle Dolomiti IGT di 14 gradi dal lotto L01 140 12, definito come vino dolce da uve stramature. Un vino che si presenta anche in una confezione da 0,50 litri con una bellissima etichetta, essenziale ed elegante, disegnata da Elena, la giovane moglie di Franco, tanto brava quanto riservata e modesta.

A mezzanotte si rientra al Maso Val Fraja.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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