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Aspettando Squisito 2007 a San Patrignano

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Parodia di aspettando Godot in questa visita al centro di San Patrignano, un mese prima del prossimo "Squisito", per vedere insieme ai ragazzi, durante "Gente per male" e cenando da "O' malomm", la piccola città dove si è realizzata la vera autarchia e dove si respira un'aria di pulizia e di amore, di buona volontà, di partecipazione attiva e dove si può toccare con mano quanto sia reale che "è dal letame che nascono i fiori".


Mercoledì 22 Agosto 2007

Stamattina Roberta mi ha chiamato per avere conferma della visita promessa per la sera al centro. La ringrazio e concordiamo di vederci all'ingresso principale per le sei del pomeriggio. Nonostante il traffico sulla superstrada da San Marino a Rimini, a quell'ora fitta di turisti del giorno brutto, che lasciano la spiaggia alla mattina per visitare l'entroterra e tornano in albergo prima di cena, arriviamo puntualissimi all'ingresso.

L'ultima volta c'ero stato con Gabriella poco prima che morisse Vincenzo. Adesso il parcheggio è molto più ampio, ce ne sono addirittura due, e il centro è diventato una piccola città. Ci fermiamo al parcheggio superiore, che è quasi deserto. A piedi, sotto una leggera pioggerellina di fine estate, arriviamo, con Gabriella e Marina, una nostra amica, all'ingresso dove tre ragazzi chiacchierano tra loro. Ci preannunciano a Roberta e aspettiamo che arrivi visitando il negozio che sta di fronte alla reception, dove sono esposti i prodotti di San Patrignano, vini, formaggi, piccolo artigianato.

Dopo un po' arriva Patrizia, Roberta è ancora impegnata in ufficio e ci raggiungerà più tardi. Una figura esile ma alta, con capelli lunghi fino alle spalle, un viso scavato da esperienze negative ma con due occhi penetranti che rivelano una grande determinazione. Ci saluta con un marcato accento romano, ci fa salire sulla sua macchina grigia e ci accompagna a visitare il centro sotto la pioggia, che a tratti cessa e poi riprende e poi ancora smette e ricomincia.

Dai vetri appannati dell'auto vediamo il centro di allevamento dei cani, quello dei cavalli, con i ragazzi che stanno a gruppetti davanti agli usci in attesa di sbrigare le ultime faccende all'esterno.
Scendiamo poi verso la cantina e visitiamo la sala degustazione. Un gigantesco lampadario riproduce un grappolo d'uva con gli acini tutti colorati, di vetro, con un effetto entusiasmante.
Per la scala di mattoni scendiamo di un piano, a livello sotto il suolo, a visitare la barricaia, dove un migliaio di fusti di rovere francese (Barriques, tonneaux e qualche botte grossa) affinano i vini dell'azienda. Anche qui c'è una piccola sala degustazione sormontata da due strutture metalliche originalissime che fanno sia da porta bicchieri, sia da lampadario e con le luci accese mille riflessi di luce rimbalzano attraverso i calici rovesciati sui visi degli ospiti, in un meraviglioso caleidoscopio di colori.

Attorno alla cantina a perdita d'occhio le vigne del centro ricoprono le colline, in tutte le direzioni. Sulla cima di una di queste colline rivediamo, risalendo in macchina, il palazzo quadrato a tre piani, con una torre sulla sommità, dove si aprirà la locanda, la struttura che dal prossimo "Squisito", se i ragazzi che ci stanno lavorando riusciranno a rispettare i piani di completamento, sarà in grado di ospitare visitatori esterni in sale di ristorazione di un certo livello.

Ancora in giro per le colline a vedere il centro che ospita i ragazzi minorenni, l'asilo, il campo per la gare ippiche e altri laboratori dove i 1800 ragazzi del centro si impegnano e lottano per incanalare verso attività utili e anche gratificanti, le loro energie che la società fuori da questa struttura non ha saputo utilizzare.
Con Patrizia si parla un po' di tutto, di come si vive, dei lavori, dei problemi di tutti i giorni per chi come lei ha completato il ciclo di guarigione e sta iniziando un'esperienza di vita normale fuori dal centro e dell'amore che ha per la sua piccola bimba che va già a scuola e sta diventando una piccola "romagnola". Marina vorrebbe fumarsi una sigaretta ma all'interno della struttura non si può e allora usciamo per la porta dove passano i fornitori e arriviamo a Cerasolo per un caffé e una breve sosta.

Nel frattempo Roberta ha terminato il suo lavoro ed è a nostra disposizione.
Rientriamo al centro, salutiamo Patrizia che se ne torna dalla piccola Eva e con Roberta ci spostiamo alla pizzeria in cima alla collina vicina alla strada per Coriano. Questa della pizzeria è un'iniziativa inserita da quest'anno in un programma che prosegue anche nel 2007, che si chiama Sanpaestate e serve a far conoscere a chi sta fuori la realtà del più grande centro antidroga d'Europa. Tra mostre di fotografie "Gente per male", proiezioni cinematografiche "Avrò cura di te" dove si racconta l'avventura di Vincenzo, degustazione di vini e cibi "made in sanpa" e olio, formaggi e salumi del Corianese, si possono assaggiare ottime pizze e dolci ai tavoli di "S.P. & o'malomm". Ovviamente o'malomm è un ragazzo napoletano verace che con una maglietta bianca e un cappellino azzurro sta davanti al forno a legna della pizzeria e prepara eccellenti pizze per i clienti che alla sera possono entrare in questa parte del centro e vivere un paio d'ore con questi ragazzi.

Dalla carta della pizzeria si possono scegliere una trentina di pizze diverse, con ingredienti sempre genuini e freschi e per tutti i gusti. Ogni pizza poi può essere preparata sia con la classica pasta base sia con paste preparate con farine speciali, ad esempio con farina di kamut, ai cereali, alla crusca tostata. Oltre alle pizze si possono scegliere taglieri di affettati e formaggi, insalate diverse e tanti dolci. I vini possono essere scelti in bottiglia oppure a bicchiere per i più prudenti.

Con Roberta, nostro anfitrione, abbiamo assaggiato ottimi affettati, un prosciutto crudo e una coppa deliziosi e uno strepitoso salame di puro suino fatto con maiali di razza nera romagnola allevata in azienda. Poi formaggi di varia stagionatura, con una piada ancora bollente rigorosamente servita avvolta in un tovagliolo di stoffa rossa che la mantiene in temperatura. A seguire le pizze Sanpa e O'Malomm, con pasta di farina di farro e ingredienti eccellenti sia nei formaggi sia nei prosciutti o affettati di guarnizione. Il tutto annaffiato con un ottimo Aulente di un giallo paglierino vivo e brillante, in cui prorompevano i sentori di pietra focaia del Sauvignon e il fruttato dello Chardonnay, in una pulizia di profumi e una persistenza di aromi e con un corpo pieno e di buona morbidezza in bocca, con un piacevolissimo retrogusto finale di mandorla verde.

Il servizio è stato pronto e professionale e ci ha consentito di conoscere Simone, un perfetto sommelier per come ha presentato e porto la bottiglia di Aulente, ma anche un genoano doc, che per qualche minuto ha potuto esercitare il suo dialetto "zeneixe" in nostra compagnia.

Eccellenti anche i dolci, dal tiramisù accompagnato da una tavoletta quadrata di gelatina al caffé, alla zuppa inglese "destrutturata", con la ciotola di crema pasticcera freschissima accompagnata da una cupola di crema di cioccolato e da un bacio di dama gigantesco, quasi transgenico, dal colore rosso vivo per il biscotto imbevuto di alchermes. Durante la cena con Roberta si è parlato di parecchie questioni che riguardano la vita al centro, di casi difficili, di inserimenti, di rifiuti e di ritorni, in una escalation di problematiche e coinvolgimenti emotivi, ma sempre nel rispetto delle scelte e delle varie situazioni di vita.

Siamo usciti all'esterno che le luci di Rimini in lontananza brillavano nell'aria fresca della sera. Non si vedevano ancora le stelle ma aveva smesso di piovere e Roberta non vedeva l'ora di tornare dal suo piccolo Alessandro che l'aspettava a casa in compagnia del padre.

La conoscenza di questi ragazzi, Patrizia, Roberta e Simone è stata per tutti noi un'esperienza unica e impagabile. Ragazzi che hanno avuto una vita difficile, sfortunata, che hanno toccato il fondo ma che hanno saputo reagire, hanno avuto la possibilità di entrare in questo centro e con le loro forze hanno saputo lottare contro la vita e uscirne.

Ma soprattutto hanno trovato altri ideali e motivi di vita, hanno imparato altri mestieri, hanno perfezionato il loro modo di affrontare i problemi e possono già adesso rientrare nel mondo.
È importante per loro irrobustire la fiducia negli altri, fortificarla e farla ancora crescere ma sono convinto che riusciranno a uscire da questa tempesta che hanno dovuto attraversare, loro malgrado.

È altrettanto importante che San Patrignano continui ad operare ricercando in ogni attività sviluppata al suo interno il massimo della qualità e della perfezione, perché anche questo è un appiglio fondamentale per questi ragazzi, imparare un lavoro, un'arte, un'attività facendo sempre ciò che fanno nel modo migliore, affinché la gratificazione che ne possano avere sia la massima possibile.
Infine la società esterna deve conoscere da vicino questi ragazzi e non averne paura, ma aiutarli, proteggerli, per costruire insieme un mondo migliore.
Dunque viva Sanpaestate e la sua pizzeria.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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