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Viaggi enogastronomici

Firenze BoWT: Vignamaggio e I Lecci (Terza Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Villa Vignamaggio

Villa Vignamaggio ha vinto il Premio della giuria internazionale per la categoria Architettura, parchi e giardini, con la seguente motivazione: “Per la residenza d’epoca di origini quattrocentesche, elencata tra le dimore storiche italiane, legata alla memoria di Monna Lisa Gherardini e circondata da uno splendido giardino all’italiana. L’edificio ha linee semplici che risultano dall’armonizzazione tra le torre originaria, la villa signorile cinquecentesca e un fabbricato adibito alle attività produttive, e l’insieme forma un piccolo scrigno rinascimentale. La produzione vinicola risale addirittura al 1404 e le antiche cantine sono aperte per le visite. Nel 1992 ospitò il set del film “Molto rumore per nulla” di Kenneth Branagh, tratto dalla commedia di Shakespeare”.

Durante il tragitto verso Greve in Chianti rivediamo Figline e poi la salita verso Dudda. Le finestre della casa di Nedo e Antonietta sono chiuse. Il tempo ha iniziato a piovigginare e l’autista rallenta la sua andatura. Il paesaggio però è sempre bello. Le spazzole tolgono lentamente le gocce sul parabrezza davanti all’autista lasciando quelle più in alto che sembrano piccoli diamanti incastonati nel vetro che brillano e scivolano pian piano verso il basso fino a dissolversi quando raggiungono la  zona pulita dalla spazzolatura.

 

Vedi anche: Firenze BoWT: Eccellenze di Turismo e Vino (Prima Parte)

Vedi anche: Firenze BoWT: Le Piazzole e Torre a Cona (Seconda Parte)

Vedi anche: Firenze BoWT: Castello di Meleto (Quarta Parte)

Vedi anche: Firenze BoWT: Relais di Borgo Scopeto (Quinta Parte)


A Greve i lampioni gialli della piazza sono già accesi e le poche auto procedono meste come il grigio del cielo. Procediamo ancora per pochi chilometri in direzione di Lamole seguendo i cartelli turistici che accompagnano numerosi il nostro Vignamaggio.

 

La strada procede ripida nell’ultimo tratto fino al cartello rosso col nome della Villa.

La proprietà è molto vasta e Chiara si impegna per capire via telefono dove dobbiamo fermarci.

Ci sistemiamo in una stanza del cascinale nella parte bassa della proprietà.

Siamo al primo piano, con vista sui vigneti e sui campi attorno alla casa. Le stanze sono ampie, piccole residenze con cucina, bagno grande e camera da letto.

Dopo mezz’ora usciamo a piedi per salire il ripido viale che porta alla villa superiore, dove  ceniamo nel locale appena rimesso a nuovo dove lo scorso anno c’era la cantina con le cisterne in cemento vetrificato.

Ci accoglie Sandro, che gestisce con Cristina la ristorazione e il pernottamento.

Sul tavolo grande a destra dell’ingresso un buffet di antipasti. A sinistra i tavoli per gli ospiti, con i ripiani di appoggio di qualche centimetro più alti del normale per cui alcune signore si sentono un po’ piccoline e hanno bisogno del cuscino.

La scelta è tra baccelli di fave già sbucciate con pecorino o fette di salame, di due tipi, più fresco e più stagionato, fette di pane leggermente abbrustolito e pomodoro con pezzetti di aglio da bruschetta, coppa di maiale a fette, pasta di olive già spalmata suil pane, capperi freschi, marmellate varie.

Il vino è un Vignamaggio Chianti Classico 2008 di 13,5 gradi dal lotto L312 10 e fascetta  AAP01625499, dal sentore di frutti maturi, lieve speziatura e ben equilibrato nel corpo e nell’acidità. Va giù liscio e beverino e si sposa bene sia con gli antipasti sia sulle successive lasagne al forno appena cotte, da urlo, tanto che mi servo per ben tre volte.

Si prosegue con il buffet dei secondi, con fette di roastbeef, arrosto a fette con salsa di latte e cipolle, patate al forno, melanzane alla brace, carciofini interi sott’olio.

Infine il Vinsanto di Vignamaggio con gli strepitosi cantucci fatti da loro, di cui Sandro ci dà la ricetta: un chilo di farina, quattro etti di zucchero, tre etti di mandorle, un etto di miele, tre uova, lievito per dolci. Si impasta il tutto e si forma un pane tipo baguette che si mette in forno a 180 gradi per una mezz’ora. Tagliare a fette spesse un dito ancora caldo e lasciare raffreddare (e indurire) su carta da forno.

Alle undici siamo di nuovo in camera.

Venerdì 15 Aprile 2011

Villa Vignamaggio – La visita

La notte si dorme come degli angioletti e la mattina arriva in un attimo con una falce di luce pallida che sbircia dalle ante di legno socchiuse. Alle  8.30 la colazione nella sala a piano terra con vista sul prato dietro la cascina e poi si risale alla villa per la visita guidati da Sandro.

La visita inizia dalla cantina nuova, finita nel 2010, con le torri in acciaio per la fermentazione. Trenta torri per le trenta vigne dell’azienda. Ogni vigna fermenta nella stessa cisterna cilindrica a temperatura controllata.

Il vino è solo rosso, a parte una piccola quantità di vinsanto. Sangiovese per l’84% e poi Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah e una piccola vigna di Pinot nero appena messa per sperimentazione.

Le uve sono controllate prima della diraspatura e poi inserite nei vasi di fermentazione con discesa dall’alto per gravità da fori sul piazzale soprastante la cantina. Solo le uve per la Riserva sono controllate una seconda volta.

Poi visitiamo la parte vecchia, del 1500 e quella primitiva, del 1300, con il cuore della villa, ancora abitata dagli attuali proprietari Nunziante e D’Agostino. Piacevolissima la sala d’ingresso con lee panche originali di legno, con gli stemmi dei Gherardini, i primi proprietari, da cui discende la Monna Lisa che Leonardo riprodusse e rese famosa nei secoli. quelle ampie stanze con i libri, le armi, le picche e le corna maestose di cervo chissà che non accolgano ancora oggi qualche visita notturna di Lisa magari accompagnata al braccio dallo stesso Maestro.

I Gherardini erano una nobile famiglia toscana, probabilmente di origini etrusche o romane, che nella seconda metà del '200 prese a costruire il proprio castello a Montagliari su una collina dominante la valle del fiume Greve. Da questa posizione erano soliti assalire chi trasportava vettovaglie e mercanzie a Firenze. Nel 1302 i fiorentini, stanchi di queste ruberie, misero sotto assedio il castello e lo distrussero. In seguito i Gherardini si trasferirono Vignamaggio, sul versante opposto della valle e fondarono il primo nucleo della villa attuale. Vignamaggio toccò il suo massimo splendore verso la metà del 1600 e appartenne ai Gherardi fino al 1832. Nel 1925 fu acquistata dalla Contessa Elena Sanminiatelli, la cui famiglia restaurò il giardino all'italiana e la villa. Qui visse a lungo anche lo scrittore Bino Sanminiatelli. Da ricerche effettuate si sono ritrovati presso l'archivio Datini di Prato alcuni documenti riguardanti Vignamaggio e il suo vino. Una lettera del 26 ottobre 1404, scritta da Amido Gherardini, proprietario della tenuta a quell'epoca, a Francesco Datini parla di vino inbotato a Vignamag(i)o. Nel 2004 si sono compiuti seicento anni di vinificazione.

Lasciamo Vignamaggio e andiamo verso San Casciano Val di Pesa sulla SP92. Poi si prende la SP93 verso San Pancrazio.

Una piccola visita a Montespertoli e poi siamo ai Lecci, la prossima tappa di oggi.

Centro Cultura I Lecci

Il Centro per la Cultura del vino I Lecci ha vinto il Premio per la categoria Arte e cultura, con la seguente motivazione “Perché propone la divulgazione della cultura del vino a vari livelli: storico e tradizionale nella parte museale, educativo con i laboratori sensoriali per i più piccoli, gustativo nell’Enoteca con ampia offerta di etichette locali, in un edificio appositamente ristrutturato dove si è realizzato un ambiente dotato di strumenti e locali particolarmente idonei allo scopo. La sala conferenze può ospitare eventi di diversa capienza”.

Siamo a Montespertoli. Ci riceve Serena nella sala che sembra un cinema con 144 posti, 12 file da 12 posti. Doveva essere una scuola ma poi qualcuno ha deciso di farci un Centro per la cultura del vino, dove si organizzano corsi di vario tipo e nella parte superiore della struttura si è lasciato un Museo dedicato alla conservazione e alla mostra di contenitori, attrezzi e accessori usati nel tempo nella coltura della vite e del vino.

Scettici all’inizio, i montespertolesi oggi lo consultano ogni volta che devono fare qualcosa di nuovo o di vecchio inerente il vino e il suo ambiente.

Importante l’offerta per le scuole, iniziata nel 2005. La proposta per le scuole non riguarda solo il vino, ma ad esempio come stamattina, una terza elementare era in visita per “fare il pane” con la farina locale e poi la civiltà contadina, le olle di argilla, e ogni cosa che storicamente può essere appartenuta alla tradizione locale.

Per il museo si paga un biglietto di ingresso gestito dal Consorzio di Gestione, che conta 72 soci, del costo di tre euro. Ha un orario fisso ma può essere aperto per gruppi, su prenotazzione, anche fuori orario. Dal 2010 c’è un servizio di direzione scientifica che cura la catalogazione e la gestione dei reperti.

C’è infine un’enoteca che è attrezzata per assaggi, acquisti ma anche degustazioni di vini locali. Sono una ventina le aziende agricole del territorio.

I corsi sono tenuti in collaborazione con associazioni del territorio, su orto sinergico, agricoltura biologica, olivo, olio, potatura, degustazione, anche per bambini.

Saliamo al piano superiore per la visita al Museo. All’ingresso, dal “Contratto collettivo di mezzadria” del 1929 le distinzioni tra proprietario, fattore o agente del proprietario, mezzadro o capoccia, con le relative definizioni e compiti e anche le voci registrate di chi ha ricoperto quei ruoli.

Un altro cartello mostra il Cabreo, la carta dei terreni e lì vicino si entra nella sala dell’allenamento dei sensi, per bambini ma anche per adulti. Quadri successivi fanno entrare in contatto con parti di noi in genere poco conosciute e allora si parte dal pannello L’udito e l’immaginazione in cui si devono riconoscere i lavori della fattoria dai rumori, segue Guarda toccando in cui si riconosce un oggetto dal tatto infilando la mano in uno sportello bucato, poi la mano termometro, i profumi del vino, i tempi del naso, il naso tappato e la mappa sulla lingua con la spiegazione dei recettori di amaro, dolce, salato e aspro o acido o piccante. L’ultimo quadro è una grande tavola illustrata che spiega gli organi di senso e i loro legami con le zone del cervello.

Altre  stanze e cartelli illustrano il clima e il terreno, il ciclo della vite, la vite promiscua o maritata, che cresceva appoggiandosi agli ulivi o agli alberi da frutta in mezzo ai campi di granaglie.

Per il pranzo scendiamo al piano terra nel ristorante annesso all’enoteca, aperto in genere dal venerdì alla domenica con proposte di cibi del territorio, dunque a chilometro zero, e di vini del comune di Montespertoli. Qui puoi scegliere un menù completo a 20 euro, oppure un antipasto, primo e dolce a 14 euro, oppure un antipasto, secondo e dolce a 16 euro.

Per noi oggi Sara ha preparato una deliziosa pappa col pomodoro, ancora calda e profumata, poi frittatina, fette di finocchiona e vitello tonnato dal buffet.

Tra i vini in esposizione ho scelto un ottimo Castello di Oliveto dal 1424, un Chianti Classico DOCG Riserva 2007 di 13,5 gradi dal lotto L354.10 e fascetta ABL07270050 prodotto dalla Fattoria Oliveto di Castelfiorentino.

Infine i cantucci fatti da loro, con poche mandorle e molto friabili, abbinati al Vinsanto del Chianti, Colli Fiorentini DOC 2005 di 15,8 gradi dal lotto L01/05 della Tenuta La Cipressaia di Maria C. e Carolina Alvino a Montespertoli.

Foto Credit: Dal sito www.vignamaggio.it

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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